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    Questi sono libri che ho letto e riletto e riletto. Ci sono libri che nascono per questo, per essere letti più volte. Ogni volta che li leggo ci trovo qualcosa di diverso e mi lasciano un "buchino" che mi dice che li rileggerò ancora. Mi piace rileggere un bel libro, anche se so che magari butto via del tempo che potrei usare per leggere un'altro libro, magari più bello. D'altra parte mi piace anche stare con i vecchi amici e non rimpiango nessuna delle persone che potrei conoscere nel frattempo. Questi sono i miei vecchi amici...

Non leggo tanti romanzi, difficile che legga un romanzo. Magari ne leggo uno ogni tanto, mi piace magari, ma non mi impressiona. Invece Due di due di Andrea De Carlo mi ha lasciato qualcosa. Intanto questo me l'ha consigliato Enrico Brizzi, che stavo leggendo Jack Frusciante è uscito dal gruppo e il protagonista parla di Due di due. Jack Frusciante non mi ricordo più niente del libro, so solo che dopo ho preso subito Due di due che ero curioso. Beh, è bello. Non so se De Carlo scrive bene, Baricco è molto più bravo, più tecnico. A me piace proprio la storia, e queste son cose personali, è la seconda parte che mi piace di più. Ogni tanto lo rileggo e invidio il protagonista e l'equilibrio che trova e anch'io vorrei scappare da tutto e andare a vivere della terra e non chiedere niente a nessuno e farcela. Quando lo rileggo mi vien su la malinconia.
Sergio Romano è uno che è stato sotto i riflettori della storia contemporanea per un bel po', come ambasciatore italiano, rappresentante della NATO, poi insegna all'estero, è editorialista... ne sa. Ne sa di storia e politica, soprattutto. Ed è un piacere farsi prendere per mano da lui e farsi spiegare il perchè e il percome di tutte le guerre degli ultimi Cinquant'anni di storia mondiale, i golpe in Sudamerica, in Africa, perchè gli americani hanno snobbato i Balcani ma non il Sud Est asiatico e il Medio Oriente. E' bello ogni tanto farsi spiegare da uno che ne sa, che magari ti insegna anche a ragionare con la tua testa così puoi capire da solo cosa succede dietro alle notizie dei telegiornali. Però ci vuole uno che ne sa. Sergio ne sa.
Il signor Hofstadter, frustrato dal nome impronunciabile, ha scritto un libro di logica, musica, matematica, pittura, filosofia, biologia, intelligenza artificiale e tante altre cose, ma tutte legate e mischiate insieme. Forse voleva uccidere dalla noia i suoi venti lettori. Peccato che l'Impronunciabile ha messo insieme Godel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante, il libro più geniale che abbia mai letto, un libro alto quattro dita che per dimostrare uno dei teoremi più brillanti e devastanti della Matematica va a scomodare tutte le branche del sapere, pur di fartelo capire. A tratti è anche difficile, va seguito con attenzione e, ahimé, richiede qualche base matematica oppure (meglio) un poco di attenzione e pazienza in più. Non è comunque un libro da ingegneri o da matematici, richiede solo un po' di curiosità e magari anche passione per i paradossi, sia verbali che ottici, sia matematici che musicali. Se all'inferno mi lasciassero portare un solo libro per tutta l'eternità sarebbe questo. Magari avrei il tempo di apprezzarlo fino in fondo.
Eugen Herrigel è un insegnante occidentale che va ad insegnare in Giappone. Intanto che è là, pensa, Potrei avvicinarmi allo Zen e capire cos'è, cosa ci vorrà, due mesi, tre? Fai tiro con l'arco, gli dicono Io volevo fare Zen, dice. Si, si, fai tiro con l'arco, invece, gli dicono. Poi fa tiro con l'arco. Dopo dieci anni però è contento. Lo Zen e il tiro con l'arco è un libro che si continuerà sempre a vendere, perchè è semplice ma comunica cose profonde, è breve ma dentro c'è tutto, quando è finito è appena cominciato. Chi non l'ha mai letto deve leggerlo. Subito.
Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig a casa mia ha fatto più chilometri della mia moto. Io l'ho preso, mi ha commosso, magari c'era un amico che passava un periodo un po' così e glielo regalavo. Non una copia, proprio il mio, che io all'epoca leggevo tutti i libri aprendoli appena, che quando li finivo sapevano ancora di stampa. Allora poi lo ricompravo e intanto che ero lì lo rileggevo, poi capitava un'altra emergenza e lo regalavo ancora, poi lo ricompravo e lo rileggevo e lo regalavo... La copia che ho adesso dev'essere la quarta o la quinta che compro. D'altra parte il libro ha dentro tante cose, c'è il racconto on the road, c'è l'introspezione e la ricerca di se stessi attraverso una memoria lacerata, un figlio, una moto. La moto e la sua manutenzione sono un pretesto per affondare il cacciavite nei più profondi meccanismi dell'agire umano, e io so che se riparerò la moto avrò anche riparato me stesso. Cosa dire di più: c'è dentro tutto, ci sono dentro anch'io, anche voi, ci siamo tutti. Dobbiamo solo trovarci. Rimbocchiamoci le maniche e passatemi una chiave del 13...
Il signor Scott Adams ha creato una serie di libri insostituibili, che posso citare solo in ordine cronologico perchè ci vogliono tutti: Il principio di Dilbert, Il manuale di management secondo Dogbert, Il futuro secondo Dilbert, Il piacere del lavoro, La strategia del fur(b)etto. Scott è americano, ha lavorato come impiegato nelle imprese americane e quindi ha provato sulla sua pelle tutte le varie mode di direzione aziendale che prima o dopo arrivano puntualmente anche da noi. Scott è una persona con un acuto spirito di osservazione e un acuminatissimo umorismo, del tipo che piace a me. Cioè, se preferite la cosa diretta alla Boldi-De Sica state lontani da questi libri, non solo non li capireste ma potreste pensare che sono libri di scienza delle risorse umane. Io apprezzavo già Dilbert dai tempi della scuola (le strisce erano su Comix), ma poi mi sono innamorato dei libri (che poi comunque sono pieni anche di fumetti). Quando poi ho cominciato a lavorare e sono diventato anch'io un Dilbert le mie giornate sono diventate più radiose, perchè laddove i miei colleghi vedono vessazioni e prepotenze io vedo solo management proattivo e paradigmi della ISO 9000. D'altra parte, interrogato sulla natura del suo impiego, Dilbert risponde "Obbedisco come uno schiavo agli ordini pazzeschi di un babbuino dai capelli a punta". Se a qualcuno lì fuori va meglio di così mi faccia sapere se si libera un posto...